Dr. Valentina Salamone – Specialista in Dermatologia e Venereologia
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Dermatologia Clinica

Pediculosi del capo

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Le pediculosi sono ectoparassitosi umane causate da piccoli insetti (pidocchi) grigio-biancastri senza ali, con il corpo appiattito e le zampe fornite di uncini particolari, che permettono loro di attaccarsi fortemente a capelli e peli in genere;

 

Tra le numerose specie di pidocchi esistenti in natura, quelli che diventano parassiti dell’uomo sono:

  • il pidocchio del capo (Pediculus humanus capitis) che causa la maggior parte delle infestazioni.
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  • il pidocchio del corpo(Pediculus humanus corporis): non si distingue, per la forma, da quello del capo, e la diagnosi differenziale si effettua in base alla localizzazione. Sono gli unici in grado di diventare possibili vettori di microrganismi patogeni per l’uomo per cui potrebbero presentare problemi di sanità pubblica nei periodi caratterizzati da calamità naturali o da guerre, in cui sono frequenti situazioni di promiscuità e di disagio sociale.
    Pediculus humanus corporis
  • il pidocchio del pube (Phthirus pubis): detto anche piattola, per la sua forma schiacciata, è fornito di arti e uncini molto robusti, capaci di ancorarsi a peli più corposi del capello. Si trasmette per contatto intimo, soprattutto negli adulti.
    Phthirus pubis

 

Tutti i pidocchi si nutrono del sangue dell’ospite attraverso un particolare apparato buccale.

 

PEDICULOSI DEL CAPO

Ciclo vitale del Pediculus humanus capitis
La femmina adulta ha una lunghezza di 3-4 mm, color grigio chiaro, mentre il maschio è più piccolo; entrambi hanno una forma grossolanamente ovoidale e sono appiattiti dorso-ventralmente.

Durante i 40 giorni di vita, la femmina può deporre fino a 300 uova (lendini), che vengono cementate quasi sempre alla base del fusto del pelo mediante una sostanza cementante secreta da alcune ghiandole della femmina. Le uova sono di forma ovale, sono lunghe cica 1 mm, di colore simile alla cute umana. Hanno un opercolo in una estremità, da cui uscirà la ninfa dopo 8 giorni di incubazione.

Quando le uova si sono schiuse, il loro colore diventa biancastro e pertanto risultano più visibili.

Le ninfe liberate si nutrono di sangue da 2 a 5 volte al giorno e, dopo 3 mute, raggiungono la maturità in 10 giorni.

 

I pidocchi non sopravvivono più di 2-3 giorni al di fuori del corpo umano.

Gli animali domestici non rappresentano una fonte di trasmissione per l’uomo, così come i pidocchi umani non vengono trasmessi agli animali.

CLINICA

Le prime punture del pidocchio non si avvertono perché nella saliva c’è una sostanza che toglie la sensibilità.

Dopo qualche settimana, la persona inizia a provare prurito nel cuoio capelluto che si può estendere al collo e alla parte superiore del tronco.

Il prurito è causato da una reazione allergica alla saliva dell’insetto e, pertanto, tra l’infestazione e la comparsa dei sintomi trascorre un periodo di latenza, durante il quale è facile la trasmissione della malattia.

Il grattamento può essere causa di lesioni escoriative, impetiginizzazione e ingrossamento locale dei linfonodi.

CONTAGIO

Contrariamente a quanto si tende a credere, i pidocchi “non saltano” da una testa all’altra. Il contagio avviene fra persona e persona, sia per contatto diretto, che indirettamente attraverso lo scambio di effetti personali (pettini, spazzole, fermagli, sciarpe, cappelli, asciugamani, cuscini ect)

Altro pregiudizio è credere che i pidocchi infestino solo le persone sporche. Qualsiasi individuo può essere infestato, indipendentemente dalla sua igiene. Quando c’è un caso in famiglia tutti si dovrebbero controllare a vicenda.

DIAGNOSI

La diagnosi si basa sull’intensa sintomatologia pruriginosa al capo e sul ritrovamento dell’insetto adulto e delle lendini, specialmente all’altezza della nuca o dietro le orecchie, che appaiono come puntini bianchi o marrone chiaro, di forma allungata, traslucidi, poco più piccoli di una capocchia di spillo.

Si differenziano dalla forfora in quanto le lendini non si staccano dal fusto del capello quando lo si fa scorrere tra le dita, essendo tenacemente attaccate ad esso da una particolare sostanza cementante. La forfora, al contrario, è facilmente asportabile.

TERAPIA

  • effettuare un’accurata ispezione del capo, magari con l’aiuto di una lente d’ingrandimento in un ambiente intensamente illuminato, per individuare e rimuovere manualmente pidocchi e uova.
  • trattare i capelli con un prodotto antiparassitario specifico prescritto dal medico
  • dopo il trattamento, usare un pettine possibilmente in acciaio a denti molto fitti (i pettini in plastica tendono facilmente a deformarsi), per rimuovere le uova, pettinando accuratamente ciocca per ciocca partendo dalla radice del capello, oppure cercare di sfilarle manualmente; l’eliminazione delle uova è facilitata se si bagna il pettine o meglio la capigliatura con una soluzione al 50% in acqua di aceto (500 ml di aceto – 500 ml acqua), in grado di diminuire l’adesione delle uova al capello. L’aceto NON è efficace nel debellare la pediculosi; l’aceto può solo essere utile solo per “scollare” più facilmente le uova.
  • disinfettare le lenzuola e gli abiti, che vanno lavati in acqua a 60°C o a secco (in particolare i cappelli), oppure lasciare gli abiti all’aria aperta per 48 ore (i pidocchi non sopravvivono a lungo lontani dal cuoio capelluto)
  • lasciare all’aria aperta o conservare in un sacchetto di plastica ben chiuso per 2 settimane gli oggetti o i giocattoli venuti a contatto con la persona infestata
  • lavare e disinfettare accuratamente pettini, spazzole e fermagli, immergendoli in acqua molto calda per 10-20 minuti (il parassita è sensibile al calore)
  • non utilizzare in comune pettini, spazzole, fermagli o cappelli

 

In commercio sono disponibili numerosi prodotti contro la pediculosi, sotto forma di polveri, creme, mousse, gel, shampoo, che, in ogni caso, devono essere consigliati dal medico, il quale prescriverà il trattamento più idoneo.

E’ importante sottolineare che i prodotti contro la pediculosi vanno utilizzati per il trattamento dell’infestazione da pidocchi e non per prevenirla.

COSA DICE LA LEGGE?

La circolare del Ministero della sanità n. 4 del 13 marzo 1998 prevede “restrizioni della frequenza di collettività fino all’avvio di idoneo trattamento di disinfestazione, certificato dal medico curante”.

Se si seguono scrupolosamente le indicazioni per eliminare i pidocchi, il bambino può tornare a scuola il giorno successivo al primo trattamento.

Qualora il bambino non venga adeguatamente sottoposto a trattamento antiparassitario, dovrà essere disposto l’allontanamento dalla scuola, in modo da interrompere la catena di trasmissione e verrà richiesto un certificato medico di riammissione.

PREVENZIONE

  1. educare i bambini ad evitare che i capi di vestiario vengano ammucchiati; soprattutto nelle scuole e nelle palestre sarebbe opportuno che ogni bambino disponesse di un armadietto personale
  2. educare i bambini ad evitare lo scambio di oggetti personali, quali pettini, cappelli, sciarpe, nastri, fermagli per capelli, asciugamani
  3. mettere in atto una sorveglianza accurata, con ispezioni settimanali del capo, in particolare sulla nuca e dietro le orecchie (anche quando il bambino non ha sintomi), sia da parte dei genitori, che del personale sanitario delle scuole, per individuare precocemente il problema
  4. in caso di infestazione scolastica, nelle famiglie con bambini in età scolare, sottoporre a un controllo sistematico tutti i familiari, in particolare i figli più piccoli e, alla scoperta di eventuali lendini, applicare in modo scrupoloso le regole descritte per il trattamento dell’infestazione da pidocchi.

Mappatura Nevi

La dermatoscopia è tecnica introdotta negli anni ’90 allo scopo di migliorare la diagnosi delle lesioni pigmentate della cute e di individuare i melanomi in una fase quanto più precoce possibile.

Questa metodica rappresenta un valido ausilio nella diagnosi delle neoformazioni pigmentate cutanee, in quanto consente non solo di diagnosticare circa il 20% di melanoma in più rispetto al solo esame clinico, ma anche di evitare molte asportazioni chirurgiche non necessarie di nevi benigni.

Attraverso l’osservazione della cute mediante il dermatoscopio, il dermatologo può osservare i caratteri morfologici delle lesioni melanocitarie non apprezzabili ad occhio nudo e che sono correlabili a specifiche alterazioni istologiche. L’epiluminescenza infatti, permette la valutazione diretta ed in modo assolutamente non invasivo ed indolore, di microstrutture anatomiche che si trovano all’interno della pelle.

L’esame di queste strutture epimicroscopiche e delle loro caratteristiche, consente di stabilire se una lesione pigmentata cutanea è di tipo melanocitico o non melanocitico e di discriminare, nell’ambito di quelle melanocitarie, quelle benigne da quelle maligne o “sospette tali”, poiché ritenute atipiche.

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Questa tecnica è oggi ritenuta un fondamentale supporto strumentale in oncologia dermatologica, in quanto facilita la diagnosi delle lesioni pigmentate cutanee e del melanoma in fase precoce e riduce la necessità di eseguire escissioni chirurgiche inutili, di lesioni che maligne non sono. Inoltre, la digitalizzazione delle immagini e la loro archiviazione in un computer, consentono il controllo nel tempo delle lesioni pigmentarie ritenute sospette, attraverso il semplice confronto delle immagini.

LA MAPPA DEI NEI

Per poter tenere più facilmente sotto controllo i nevi, specie se sono numerosi o se sono a rischio, è bene sottoporsi ad un controllo dermatologico con l’esame dermatoscopico in epiluminescenza ed eventualmente farne un mappaggio (o mappatura).

Il Dermatologo mappa i nevi indicando la loro posizione su un disegno che riproduce il corpo oppure fotografa le varie parti del corpo, archiviando le foto in un computer per poterle confrontare in un tempo successivo.

Ciascun nevo viene indicato sulla foto con un numero o con una lettera alla quale corrisponderà una descrizione dettagliata oppure una foto di ogni singolo nevo sospetto visto in epiluminescenza, con il riscontro delle dimensioni in mm.

L’AUTOESAME DEI NEVI

Esso consiste in semplici gesti che aiutano a conoscere i propri nevi, il loro numero, la posizione, la forma, la grandezza ed il colore.

L’autoesame, non ha lo scopo di farsi da soli la diagnosi, ma di tenere sotto controllo nel tempo i propri nevi dopo che lo specialista dermatologo li abbia osservati e valutati con l’esame dermatoscopico.

nevi2 Per un corretto autoesame è necessario spogliarsi completamente ed osservare tutta la superficie cutanea, incluso il cuoio capelluto e le pieghe interdigitali e la pianta dei piedi, facendosi aiutare da un familiare o utilizzando due specchi per evidenziare le zone meno accessibili.
Controllarli periodicamente con la semplice ispezione visiva, consente a chiunque di osservare se si sono verificate modificazioni e di sottoporre all’attenzione del proprio dermatologo di fiducia, uno o più nevi che destano sospetto o preoccupazione.

QUALI SONO I SEGNI PER SOSPETTARE DI UN MELANOMA?

l melanoma cutaneo è un tumore maligno che origina dai melanociti della cute e delle mucose, dai melanociti che costituiscono i nevi (i cosiddetti nevociti) e, molto più raramente, da melanociti posti in sedi extracutanee (occhio, orecchio interno, meningi, tessuto adiposo). Il melanoma, insorgendo sulla cute, è facilmente visibile e pertanto può essere sospettato con un “autoesame della pelle”.
Anche se può insorgere su tutto l’ambito cutaneo, il melanoma è più frequente sulle gambe nelle donne e sul dorso nell’uomo.
Poiché non tutte le lesioni pigmentate della cute sono nei, un metodo di autoesame di semplice esecuzione è il sistema A B C D E.

SEGNALI D’ALLARME per il melanoma:

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sistema ” A B C D E”

•A= asimmetria della lesione

•B= bordi irregolari, frastagliati

•C= colore policromo o nero

•D=dimensioni > 5 mm (diametro)

•E= evoluzione: modificazioni in dimensione, forma e colore in un breve periodo di tempo (6-8 mesi)

ATTENZIONE!

Talvolta il melanoma non presenta tutte le caratteristiche A B C D E: può mancare la A (è simmetrico), la B ( ha bordi lineari e regolari), la D (è piccolo con diametro inferiore a 5 mm). È presente però la C (colore policromo o marcatamente nero nelle lesioni più piccole).

Segnale d’allarme veramente importante è la E (comparsa recente in adulto e modificazioni in dimensione, forma e colore in un breve periodo di tempo: 6-8 mesi).
Nei soggetti che presentano numerosi nevi il melanoma si distingue perché, rispetto a tutti gli altri nevi, ha caratteristiche diverse (di regola è più nero e irregolare: viene chiamato “brutto anatroccolo”).
Nel caso si riscontrino lesioni pigmentate sospette, è bene sottoporsi tempestivamente ad una visita presso l’ambulatorio dermatologico di riferimento per una più accurata diagnosi. È importante quindi conoscere la propria pelle e osservare il comportamento delle lesioni pigmentate ponendo attenzione all’epoca d’insorgenza.

 

Chi può considerarsi “a rischio” ?

Tutti noi possiamo sviluppare un melanoma.

Il rischio è maggiore se si risponde in modo affermativo ai quesiti che seguono:

1. Pelle, capelli ed occhi chiari, facilità alle scottature solari.
2. Precedenti di scottature solari gravi durante l’infanzia o l’adolescenza.
3. Numerose lentiggini.
4. Abuso di lampade abbronzanti.
5. Più di una cinquantina di nei.
6. Casi di melanoma personale o familiare.
7. Nevi di forma, dimensioni, colore molto vari.

QUANDO E’ NECESSARIO CONSULTARE UN DERMATOLOGO?

• In presenza di nei congeniti di grosse dimensioni
• Se sono presenti molti nei, specie se la pelle è chiara, i capelli sono biondi o rossi, gli occhi azzurri e se ci sono state scottature al sole nell’infanzia;
• Se è presente un neo irregolare, di diametro superiore a 5 mm, ma soprattutto nel caso si noti la comparsa di: un nuovo neo dopo i 40 anni insorti da poco tempo e che tendono a crescere piuttosto rapidamente
– un neo in una persona con familiarità di melanoma
– un neo in soggetto che è stato sottoposto a trapianto d’organo
– un neo che si modifica nel suo aspetto abituale: E
– un neo che abbia le caratteristiche A – B – C – D

IN CASO DI SOSPETTA DIAGNOSI DI MELANOMA, COSA BISOGNA FARE?

Una volta che dalla visita specialistica si sospetti un melanoma, la lesione deve essere asportata completamente per via chirurgica con una escissione che comprende 3 mm di cute normale circostante (biopsia escissionale).
L’esame istologico è fondamentale per la diagnosi definitiva e per stabilire lo spessore del melanoma che è il parametro prognostico più importante. In misura diversa a seconda dello spessore e del tipo del melanoma (nodulare, ulcerato) si procede ad una ulteriore escissione di 1-2 cm di cute perilesionale. Per i melanomi superiori a mm 1 di spessore deve essere eseguita l’asportazione del “linfonodo sentinella”, il primo che drena la linfa dal melanoma.

Questo per una più accurata pianificazione terapeutica, l’asportazione chirurgica, eseguita tempestivamente, per melanomi di basso spessore (fino ad 1 mm) è da sola garanzia di guarigione in oltre il 90% dei casi.

Fonte: L.I.L.T.

Il Tiloma

Il Tiloma è un’area rotondeggiante e delimitata di ipercheratosi (ispessimento dello strato corneo dell’epidermide) in un punto d’appoggio plantare o di sfregamento dorsale.

Questa ipercheratosi patologica, si determina come conseguenza di uno stimolo pressorio: infatti le cellule epidermiche vitali per difendersi dagli insulti meccanici accentuano la produzione di cheratine e aumentano lo spessore dello strato corneo.

QUALI CAUSE?

Il tiloma, quando compare, dà il segnale che qualcosa è cambiato negli appoggi o non funziona nella deambulazione. Le indagini quindi devono essere indirizzate a comprendere il motivo per cui si è formata questa particolare condizione.

Le cause possono essere legate al paziente ( es. aumento di peso con aumento quindi dei carichi oppure utilizzo di scarpe dalla soletta dura o utilizzo di scarpe antinfortunistiche o zoccoli in legno).

In altri casi si sono verificati danni muscoloarticolari che hanno obbligato il paziente a modificare gli appoggi (es. fenomeni infiammatori o artritici a carico delle ossa e articolazione dei piedi con modificazione dei profili ossei ed articolari.

QUALI CONSEGUENZE?

Indipendentemente dalle cause che lo hanno generato, il tiloma genera dolore ogni volta che si appoggia il piede. Il dolore è dovuto al fatto che in appoggio l’ipercheratosi comprime le terminazioni nervose del derma. Per evitare di sentire dolore il paziente cerca di non appoggiare la parte dove è presente il tiloma e facendo questo altera gli appoggi (“camminata antalgica”). La conseguenza è che si vanno a sovraccaricare altre strutture osteomuscolotendinee con comparsa di infiammazione e quindi dolore in altri distretti. I distretti più coinvolti sono l’articolazione del ginocchio e dell’anca.

Per questi motivi occorre quanto prima risolvere il tiloma.

SEDI DI COMPARSA

Il tiloma plantare insorge di solito in corrispondenza delle teste metatarsali e, in condizioni anatomofunzionali particolari, può formarsi in sede calcaneare o a livello delle falangi.

Il tiloma dorsale si forma nelle aree di attrito con la calzatura di solito al di sopra delle articolazione interfalangea o lateralmente al 5° dito.

Si attribuisce il nome di Heloma alle ipercheratosi che si formano tra gli spazi interdigitali delle dita dei piedi. L’Heloma ha patogenesi e trattamento differente dal Tiloma.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Il tiloma va differenziato con altre forme di ipercheratosi a carico dei piedi e principalmente dalle verruche volgari.
Le verruche sono causate dall’infezione del virus del Papilloma Umano (HPV). Questo virus induce una crescita tumorale benigna caratterizzata da una marcata ipercheratosi per cui, soprattutto a livello plantare, assomigliano al tiloma.

Differenziare una verruca volgare da un tiloma plantare non è cosa facile e per questo motivo accade spesso che verruche vengano trattate come tiloma e viceversa.

tiloma          Esempio di tiloma

verruca          Esempio di verruca

Diatermocoagulazione

La rimozione di neoformazioni cutanee, a scopo terapeutico o semplicemente estetico, è una delle richieste più comuni nella pratica dermatologica.

La diatermocoagulazione (DTC) è un metodo terapeutico che consiste nel cauterizzare i tessuti mediante l`applicazione di una corrente ad alta frequenza; viene impiegato soprattutto in dermatologia e in ginecologia. Può essere utilizzata l’anestesia locale per asportare determinate lesioni.

 Mediante la DTC è possibile eliminare i seguenti tipi di neoformazioni:

  • Angiomi rubino.
  • Granuloma piogenico.
  • Lago venoso.
  • Angiofibromi.
  • Cheratosi seborroiche.
  • Fibromi penduli.
  • Nevi epidermici.
  • Adenomi sebacei.
  • Verruche virali.
  • Condilomi acuminati ano-genitali.

Quali sono i possibili effetti collaterali?

Eventuali e rare complicanze post-operatorie sono l’ipocromia o l’ipercromia delle aree trattate e la formazione di cicatrici cheloidee.

 

Dermatite seborroica

La dermatite seborroica (DS) è una dermatite eczematosa cronico-recidivante caratterizzata da un’eccessiva produzione di sebo.

Clinicamente si manifesta con chiazze eritematose e squame untuose localizzate nelle aree del corpo ricche di ghiandole sebacee (volto, cuoio capelluto, regione mediana del tronco). Generalmente è poco pruriginosa.

Sono colpiti principalmente gli uomini con un picco d’incidenza tra i 20 e i 40 anni.

Può interessare anche il neonato (dalla 2° – 4° settimana al 3° mese) con localizzazione tipica sul cuoio capelluto (“crosta lattea”) a causa degli ormoni androgeni  di provenienza materna.

EZIOPATOGENESI

Dal punto di vista eziopatogenetico è dovuta a una eccessiva risposta delle ghiandole sebacee agli ormoni androgeni.

Accanto al ruolo favorente del sebo legato più a un accumulo che a un’iperproduzione, sono stati presi in considerazione numerosi fattori determinanti per la comparsa della DS:

-fattori biochimici: alterato metabolismo del sebo dovuto a deficit enzimatico delle denaturasi che trasformano gli acidi grassi saturi in acidi grassi insaturi;

-fattori infettivi: ruolo di batteri e lieviti, in particolare del Pityrosporum ovale (o Malassezia furfur), un lievito lipofilo saprofita della cute, responsabile anche della Pityriasis Versicolor;

-fattori neurologici: riacutizzazione nei momenti di stress o, in alcuni casi, associazione con il Parkinson.

TERAPIA

La terapia può essere topica o sistemica a seconda dell’estensione e la gravità del quadro clinico.

Couperose

Per couperose s’intende la comparsa di un arrossamento cronico localizzato sulle guance e sul naso.

Anche se si tratta di un inestetismo cutaneo, è bene non sottovalutarlo poiché, in alcuni casi,  può evolvere in una dermatosi nota come rosacea.

CLINICA

Sono colpite principalmente le donne, soprattutto oltre i trent’anni, e si sviluppa principalmente su pelli secche e facilmente irritabili.

La couperose è la conseguenza di una vasodilatazione del microcircolo cutaneo; se la vasodilatazione è particolarmente frequente, può indurre nel tempo la comparsa di vasodilatazioni permanenti dei capillari con la formazione di una sottile rete rosso-violacea visibile attraverso l’epidermide.

EZIOPATOGENESI

Alla base dell’insorgenza della couperose vi è la presenza di fragilità dei vasi (costituzionale o acquisita), sulla quale influisce una seria di fattori: emozionali, ormonali, allergici, ambientali, climatici.

La pelle del viso, oltre a essere molto sensibile, è anche la parte più esposta alle aggressioni degli agenti atmosferici: le brusche variazioni di temperatura, le radiazioni solari, il vento e l’umidità rivestono spesso un ruolo fondamentale.

Può esserci inoltre l’associazione di disturbi all’apparato gastroenterico, alterazioni disendocrino-mestruali oppure a una condizione di labilità psicologica ed emotiva.

PREVENZIONE

Alcune precauzioni possono aiutare a prevenire la comparsa o l’evoluzione della couperose:

– adottare uno stile di vita sano e regolato;

– seguire un’alimentazione sana ed equilibrata;

– evitare cibi e bevande che possano peggiorare la situazione come alcolici, caffè, bevande molto calde, etc.;

– integrare la dieta con dotati di attività capillaro-protettrice (vitamina C e vitamina P);

– non utilizzare formulazioni cosmetiche troppo aggressive e irritanti per la pelle;

– proteggere la pelle dagli agenti esterni quali freddo, calore, radiazioni UV etc.

TERAPIA

La couperose, come tutte le lesioni vascolari cutanee, può essere trattata efficacemente con il laser o con luce pulsata ad alta intensità (IPL). Il numero di sedute varia a seconda dell’estensione, delle caratteristiche dei capillari e del fototipo.

Acne

Dermatosi cronica a lenta remissione spontanea che interessa il follicolo pilosebaceo, la cui lesione elementare è il comedone.

Colpisce l’adolescenza ed è lievemente più frequente nei maschi. Il decorso è caratterizzato da periodi di esacerbazione e remissione clinica.

Le sedi elettive sono il viso, il dorso, le spalle e la regione pettorale.

Il comedone è una dilatazione dell’infundibolo del pelo contenente cheratina, lipidi, batteri (specialmente Propionibacterium acnes) e peli.

Si distinguono comedoni aperti con orifizio dilatato di colore scuro (punto nero) e comedoni chiusi con orifizio molto piccolo.

Classicamente, si usa dividere la patologia in forma comedonica, papulo-pustolosa e nodulo-cistica (o conglobata), che corrispondono rispettivamente a un grado lieve, moderato e grave; in realtà c’è un notevole polimorfismo clinico ed evolutivo con coesistenza di comedoni, papule, pustole, noduli, ascessi e cicatrici.

EZIOPATOGENESI

La cheratinizzazione della parte inferiore dell’infundibolo indotta dagli ormoni androgeni causa l’ostruzione dell’infundibolo e quindi il comedone. All’interno del comedone, la quota lipidica, costituita prevalentemente da triglicerici, viene idrolizzata da P. Acnes con conseguente liberazione di acidi grassi. Questi filtrano nel derma richiamando neutrofili che danno luogo alla pustola. L’immunità è fondamentale nel decidere la gravità dell’infiammazione. Nella donna, l’aumento esogeno o endogeno (ovaio policistico) degli androgeni circolanti, è fattore aggravante.

TERAPIA

La terapia medica può essere locale o sistemica a seconda dello stadio clinico-evolutivo.

Fonte: Manuale di Dermatologia Medica e Chirurgica. Cap.21.